giovedì 12 gennaio 2012

Del sole, del vetro, del ghiaccio.

Ed egli camminava ancora tra quel ghiaccio. 
Aspettava che s'alzasse il vento. Che s'alzasse, silenzioso, a far brillare quelle montagne trasparenti, a rendere quel ghiaccio luminoso, abbagliante, come sterminata immensità di cristalli a scintillare verso il cielo.
Camminava, un passo dopo l'altro. 
Poi, impulsivo, prese a correre per qualche metro, a sfondare una delle tante barricate che qualcosa creava tra sè e lui.
Sentì le gambe volare per quei pochi metri. Sentì che stava lasciando qualcosa alle spalle. Sentì che era bello correre su quel ghiaccio. Non corsa, ma piccolo accenno di danza. 
E sentì il vento sulla sua pelle.

Lontano, sotto il sole, brillavano le montagne trasparenti. 
Quello che aveva attorno era ghiaccio che si scioglieva goccia dopo goccia. Ma lì, distanti, quelle enormi cime scintillanti sembravano impossibili a sciogliersi.
Nel silenzio, nel lungo, lunghissimo silenzio di quelle ore, lanciò il suo sguardo lì distante, a chiedersi di cosa fossero davvero fatte quelle montagne.



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